non e cambiato niente…..Anzi…..

Si potrebbe dire: nulla di nuovo sotto il sole italico. Riaffiora, con una classe dirigente che si presenta come nuova ma è in gran parte riciclata, l’Italia profonda, riemerge l’Italia sommersa, ritorna l’eterno fascismo italiano di cui parlava Carlo Levi4, e potremmo tratteggiare un identikit delle classi dominanti ricordando che la nostra borghesia ha una lunga storia di convivenza con il crimine e l’illegalità, dall’unità d’Italia a oggi.
La mafia è stata una modalità dell’accumulazione e del potere e la sua violenza è stata legittimata da una secolare storia di impunità. I nemici erano coloro che mettevano in forse l’assetto di potere e contro di loro ogni mezzo era buono, purché ottenesse lo scopo di disperderli e sconfiggerli. Potremmo ricordare i massacri del movimento contadino, dai Fasci siciliani a Portella della Ginestra e agli anni ’50, la scelta fascista e nel secondo dopoguerra la chiusura a ogni possibilità di cambiamento che ha portato alle stragi mafiose, neofasciste, piduiste ecc. ecc.
Potremmo ricordare gli scandali che hanno costellato la storia patria, dalla Regìa dei tabacchi e dalla Banca romana ai nostri giorni, per i quali nessuno dei potenti coinvolti ha pagato.
Con le inchieste su Tangentopoli però si è andati al di là di piccoli imprenditori o di politici di terza e seconda fila ed è questo che oggi viene contestato proprio da chi ha ricavato i maggiori vantaggi dalle conseguenze politiche di quelle inchieste, ma non tollera di essere stato e di essere ancora sotto tiro.
Non è una grande scoperta ricordare che in uno Stato in cui l’eguaglianza formale dei cittadini non cancella la stratificazione di classe la giustizia non riesce a non essere classista e usa due pesi e due misure e che i magistrati che infrangono questa regola non scritta vanno facilmente incontro al fallimento. E questo se vale per la corruzione vale ancora di più per la mafia e per i rapporti tra mafia e politica.
Come vedremo, dal sostituto procuratore Giacosa che indagava sui mandanti illustri dei pugnalatori di Palermo del 1862, a Caselli non è cambiato molto. I cosiddetti delitti politico-mafiosi qualche volta possono vedere puniti gli esecutori, ma mai i mandanti. Ma il più delle volte non hanno né esecutori né mandanti. Per la strage di Portella della Ginestra hanno pagato i banditi della banda Giuliano, ma per le centinaia di omicidi di dirigenti e militanti del movimento contadino non ha pagato nessuno.
Nei palazzi di giustizia campeggia la scritta “La Legge è uguale per tutti” ma la realtà parla una lingua diversa. Chiedo venia, ma voglio richiamare due proverbi siciliani, un po’ “forti”, che possono ascriversi alla sapienzialità mafiosa o filomafiosa: La furca è pri lu poviru, la giustizia pri lu fissa. Cu avi dinari e amicizia teni ‘nculu la giustizia, che forse si attagliano di più all’effettivo andamento delle cose, non solo in terra di Sicilia.

non e cambiato niente…..Anzi…..ultima modifica: 2008-12-05T19:11:45+01:00da mafiocrazia
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